ENZO BIANCO

SINDACO DI CATANIA

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Sabato, 15 Giugno 2013 17:14

Enzo Bianco si è insediato come sindaco di Catania

Nella foto, di Fabrizio Villa ©, Bianco in piazza Duomo con la fascia tricolore Nella foto, di Fabrizio Villa ©, Bianco in piazza Duomo con la fascia tricolore

Ha annunciato una gestione improntata alla sobrietà e alla dignità "per recuperare il rapporto di fiducia con i cittadini", mettendo al primo posto l'emergenza lavoro

Catania, 15 giugno 2013 – Enzo Bianco si è insediato stamattina come sindaco di Catania con una sobria cerimonia (CLICCA QUI PER VEDERE LA REGISTRAZIONE FILMATA) svoltasi nel Palazzo degli elefanti. Dopo aver indossato, nella propria stanza, la fascia tricolore con i simboli della città, il sindaco ha scritto sul libro d'onore: “con emozione insuperabile torno a servire con umiltà e passione la mia città”.

Nel salone Bellini, colmo di catanesi venuti a salutarlo, Bianco ha ringraziato gli altri candidati sindaci per lo “scontro leale e democratico”, e in particolare  Raffaele Stancanelli  “che ha servito la città in un momento difficile”.  Ricordando di essere stato “eletto con diffusa simpatia e largo consenso”, il Sindaco ha detto di voler “onorare questa sfida con energia, passione, esperienza, fantasia, disponibilità”.  E ha annunciato una gestione improntata alla sobrietà e alla dignità “per recuperare il rapporto di fiducia con i cittadini”, mettendo al primo posto della sua azione l'emergenza lavoro, soprattutto giovanile. Ha poi parlato della necessità di rendere più efficiente la macchina comunale, chiedendo ai dipendenti “sacrificio e passione”. Bianco ha ricordato che presto Catania diventerà città metropolitana, sottolineando come esistano “intelligenze e professionalità con una voglia straordinaria di essere protagoniste del rilancio di Catania, con l'aiuto del governo regionale e nazionale”.

Il Sindaco ha dichiarato che completerà al più presto le deleghe assessoriali e che il suo primo interlocutore sarà il nuovo Consiglio comunale. L’obiettivo è quello di “tornare a fare di Catania una delle locomotive dello sviluppo del Paese”, perché il programma Catania +10 “è un sogno, ma a me piacciono i sogni che si possono realizzare”. Bianco ha poi letto un passo tratto da “Le memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar: “Volevo che le città fossero splendide, piene di luce, irrigate d’acque limpide, popolate da esseri umani il cui corpo non fosse deturpato né dal marchio della miseria o della schiavitù, né dal turgore di una ricchezza volgare”. E ha concluso: “con questo sentimento mi accingo a servire la città di Catania come il più umile dei cittadini, ma quello al quale è stata affidata la più grande responsabilità”.

Dopo il discorso, Bianco ha attraversato il corridoio che custodisce i ritratti dei sindaci dal dopoguerra a oggi per  il tradizionale omaggio al gonfalone. È seguita la cerimonia dei rintocchi di campana nella corte del Palazzo e l'offerta dei fiori, in Cattedrale, a Sant’Agata e a Vincenzo Bellini.

Il Sindaco ha annunciato che martedì mattina porterà una corona di fiori sulla tomba di Giuseppe De Felice Giuffrida, il sindaco che i catanesi chiamavano “nostru patri”.

 

IL BRANO DELLA YOURCENAR LETTO DA ENZO BIANCO

Trahit sua quemque voluptas: ciascuno il suo fine, la sua ambizione se si vuole, il gusto più segreto, l’ideale più aperto. Il mio era racchiuso in questa parola: il bello, di così ardua definizione a onta di tutte le evidenze dei sensi e della vista. Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo. Volevo che le città fossero splendide, piene di luce, irrigate d’acque limpide, popolate da esseri umani il cui corpo non fosse deturpato né dal marchio della miseria o della schiavitù, né dal turgore di una ricchezza volgare (…)

Volevo che l’immensa maestà della pace romana si estendesse a tutti, insensibile e presente come la musica del firmamento nel suo moto; che il viaggiatore più umile potesse errare da un paese, da un continente all’altro, senza formalità vessatorie, senza pericoli, sicuro di trovare ovunque un minimo di legalità e di cultura; che i nostri soldati continuassero la loro eterna danza pirrica alle frontiere; che ogni cosa funzionasse senza inciampi, l’officina come il tempio; che il mare fosse solcato da belle navi e le strade percorse da vetture frequenti; che, in un mondo ben ordinato, il filosofo avessero il loro posto e i danzatori il proprio. A questo ideale, in fin dei conti modesto, ci si avvicinerebbe abbastanza spesso se gli uomini vi applicassero una parte di quell’energia che van dissipando in opere stupide o feroci……

La città: uno schema, una costruzione umana, monotona se si vuole, ma così come sono monotone le arnie colme di miele; un luogo di contatti e scambi, dove i contadini vanno a vendere i loro prodotti o si attardano stupefatti a contemplare le pitture di un porticato….

Ho moltiplicato quanto più possibile questi alveari umani. Idraulici e muratori, ingegneri e architetti presiedono alla fondazione di nuove città; ma è una funzione che esige altresì alcune doti di stregoneria. In un mondo ancora dominato, più che per metà, dalle selve, dal deserto, dalla terra incolta, è bello lo spettacolo d’una via lastricata, d’un tempio dedicato a un dio qualsiasi, di bagni e latrine pubblici, della bottega dove il barbiere commenta con i suoi clienti le notizie di Roma, il banco del pasticcere o del sandalaio, fors’anche una libreria, un’insegna di medico, un teatro nel quale di tanto si recita una commedia di Terenzio.

 

 


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