nike sneakers e scarpe sportive online Nuovi Jordans Outlet Online Nike Air Max Outlet Online Nike Free Outlet Online
Domande frequenti

ENZO BIANCO

SINDACO DI CATANIA

Cerca

calendario

« Dicembre 2017 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31

Utenti online

Abbiamo 380 visitatori on-line.

Mercoledì, 08 Maggio 2013 17:13

Domande frequenti

- Perché Enzo Bianco vuole tornare, dopo 13 anni, a fare il sindaco di Catania?

Perché i disastri amministrativi di chi ha governato Catania negli ultimi anni non si sistemano con l'improvvisazione. Siamo sull’orlo del dissesto finanziario come scrive un autorevole giornale economico, il Quotidiano di Sicilia.. La città è sporca, insicura, caotica, disordinata e “a manu di nuddu”. Per risollevarla occorrono esperienza, autorevolezza, capacità amministrativa. Unite a una vera apertura ai giovani e alle energie vitali della città, che ha una grande voglia di riscatto. Ma questa energia deve diventare un progetto: occorre fare squadra e i catanesi vanno tenuti per mano. I catanesi, prima di tutto, vanno voluti bene.

- Perché lei, Bianco, gira con la scorta?

Intanto da ministro dell'Interno ridussi le scorte alle personalità per mettere agenti davanti alle scuole e in strada. Poi credo di essere stato una delle poche persone che ha chiesto e ottenuto la riduzione della scorta, con una lettera inviata al Prefetto di Catania nel 2010. Non sono io a decidere, purtroppo, ma le autorità di Pubblica Sicurezza. Il problema è che come sindaco prima (demolizione di case abusive, costituzione di parte civile nei processi per mafia, atteggiamento duro contro le organizzazioni criminali) e come Ministro dopo (azioni ferme contro il terrorismo interno e internazionale) non ho propriamente tanti amici in quegli ambienti. Mi piacerebbe molto però, un giorno, passeggiare per Catania come un privato cittadino.

- È vero, Bianco, che lei è sfuggito a un attentato organizzato dalla mafia?

Credo che ce ne siano state diverse di azioni pensate o promosse contro di me. Intimidazioni di ogni tipo. Nel gennaio del 1997 ho appreso dalla stampa di un attentato che si stava organizzando contro di me e contro un coraggioso giudice dell’Antimafia. A colpi di bazooka per sfondare la macchina blindata. L’attentato, per fortuna, è poi andato a monte per un contrattempo. Io sono qui a raccontarlo, a differenza di amici veri che purtroppo non ci sono più.

- Quali sono i principali punti del suo programma?

Il nostro non vuol essere un programma calato dall’alto, ma condiviso. Ecco perché, per metterlo a punto stanno da tempo lavorando, a CasaCatania, i comitati di liberi cittadini che mi hanno chiesto di candidarmi e le forze politiche, liste civiche comprese. E riceviamo contributi da centinaia di cittadini che vengono a lasciarci un appunto, un’idea segnata su un foglio di carta. Oppure ci mandano una email o scrivono al nostro sito. Un primo elenco di punti lo trovate proprio su questo sito, ma si sta continuando a lavorare. C’è una magnifica atmosfera, di creatività e confronto sui problemi autentici della città. Il progetto, comunque, avrà al centro di tutto il lavoro e la qualità della vita dei Catanesi: dobbiamo tornare a far diventare Catania quell’esempio per tutta l’Europa che era fino a tredici anni fa. Se poi mi chiedete di parlare di alcune delle idee per rilanciare Catania, la prima è quella di un campus universitario al posto del vecchio Vittorio Emanuele, la seconda quella di un progetto contro il rischio sismico che avrebbe il doppio effetto di mettere in sicurezza la città e far ripartire l’economia, e quella di creare un Grand Tour 2.0, che permetterà a ogni turista possessore di smartphone o tablet di vivere la città in maniera interattiva scoprendo tutte le enormi attrattive di Catania.

- È  vero che durante l’amministrazione Bianco a rifiorire fu solo il Centro Storico della città con locali, musica, la movida per i giovani che l’ha fatta diventare famosa in Italia e all’estero?

È falso. Durante quegli anni ho dato priorità allo sviluppo dei quartieri popolari e delle zone svantaggiate di Catania. Solo nell’ambito dell’Accordo di Programma CER (Comitato Edilizia Residenziale) tra il Comune di Catania e il Ministero dei Lavori Pubblici (1996) sono stati investiti a Librino e negli altri quartieri disagiati 247 miliardi delle vecchie lire per il completamento della rete viaria, fognaria e della pubblica illuminazione. Sempre in quegli anni la Giunta Bianco ha messo a punto il Piano Integrato San Cristoforo, un progetto da 100 miliardi di lire tra risorse pubbliche e private per risollevare il quartiere dal degrado. Numerosi gli interventi per i cittadini più piccoli: trenta bambinopoli nel verde con giochi e aree relax, molte nei quartieri popolari. E poi 17 nuovi edifici scolastici, 8 interamente ristrutturati e ben 66 nuove sezioni di scuola materna solo nel primo mandato (93-97): la maggioranza di queste scuole proprio nei quartieri periferici. All’insegna dello sport gli interventi per molti altri quartieri della cintura esterna al centro storico con la realizzazione del Palacatania al Corso Indipendenza, del Palanitta a Librino e del Palagalermo a San Giovanni Galermo. Numerosi i campetti di calcio da Monte Po a Barriera e Librino. E poi Piazza dei Vicerè a Barriera. E ancora altri interventi lontani dal centro come l’istituzione del Parco Gioeni a nord e la riqualificazione del Boschetto della Playa a sud. Ancora oggi a Librino come a Trappeto la gente dice: ”Cu Biancu, ‘anticchia ‘i lustru ‘u vìstimu…”

- C’è chi continua a ripetere che lei a Catania ha messo solo quattro fiori.

Infatti. La risposta è semplice:  negli anni della mia sindacatura furono drenati per la nostra città fondi per oltre 4 miliardi di euro, la somma più alta mai ottenuta da una città italiana in tempi recenti. Qualcuno cerca di far credere ai Catanesi, che però ricordano benissimo, come emerge dai sondaggi persino di parte avversa, che tutto quel denaro servì solo a mettere quattro fiori. La realtà è ben diversa, come potete leggere anche su questo stesso sito. Si trattò di un rilancio completo della città che portò a un notevole incremento dell'occupazione, come sottolinearono anche diversi quotidiani nazionali.

- È  vero che l’amministrazione Bianco ha causato un grande buco di bilancio nelle casse comunali?

- È falso. Mai nessun appunto della magistratura o della Corte dei Conti ai bilanci nella mia amministrazione. I conti sono sempre stati in ordine. La Corte dei conti attesta che il buco di bilancio si forma a partire dal 2003. C’è un illuminante articolo scritto da un giornale del calibro di Milano Finanza e uscito nei giorni scorsi.  E il nostro staff ha voluto sintetizzare in una serie di tabelle distribuite ai candidati al Consiglio comunale i dati tratti dal Ministero, dai bilanci del Comune e dalle relazioni della Magistratura contabile che dimostrano inequivocabilmente i danni prodotti non solo dall’amministrazione Scapagnini, ma anche e soprattutto da quella guidata da Stancanelli.

- La accusano di aver lasciato Catania per fare il Ministro a Roma, abbandonandola. Cosa risponde?

Non ho mai “lasciato” Catania. Nel dicembre 1999, dopo quasi nove anni complessivi da sindaco, ero oltra la metà del mio secondo mandato e non più rieleggibile. Sono stato nominato Ministro dell’Interno, uno dei più importanti dicasteri della Repubblica Italiana, e venivo visto come un sindaco al Viminale. Con questa chiave civica, riuscii a svolgere un'attività riconosciuta anche a livello internazionale nei settori dell'immigrazione, del riciclaggio e dei beni sequestrati ai mafiosi,  introducendo importanti innovazioni amministrative come il testo unico degli enti locali, la tessera elettorale e la carta d'identità elettronica. E comunque anche nella mia qualità di Ministro, Catania è stata una delle mie priorità: mia l’ordinanza per il rischio sismico; l’invio di “condor” della Polizia contro gli scippi; gli elicotteri dei Vigili del Fuoco; il Commissariato di Polizia per San Cristoforo”. In città ho mantenuto poi in questi anni la mia presenza politica. Da Roma, prima come Ministro e poi come senatore, ho sempre seguito le vicende di Catania cercando di farmi ogni volta portavoce delle istanze dei miei concittadini in termini di opportunità di lavoro e investimenti infrastrutturali. Aggiungo che quando nel 1993 fui eletto sindaco, mi dimisi subito da deputato. Non ho aspettato quattro anni e una sentenza della Corte Costituzionale. Non si può fare il sindaco e il senatore. E oggi ho rinunciato a un seggio sicuro in Parlamento per fare solo il candidato sindaco.

- È vero che suo suocero o suo cognato era un vivaista e lo ha favorito acquistando presso la sua azienda le piante utilizzate per l’arredo urbano di Catania?

È falso. Il dott. Alfredo Zeno, padre della mia ex moglie, era un noto e apprezzato medico a Catania e, pensate, già durante la mia prima sindacatura, nel 1988, era morto da molti anni (1980). Non ho cognati, la mia ex moglie è figlia unica. Neanche mio padre era fioraio, né alcuno dei miei fratelli e neanche cugini. È vero invece che amo i fiori, le piante, la natura. Meglio una città con i balconi e le aiuole fiorite che una piena di “munnizza”.

- È  vero che da sindaco spendeva cifre folli per le feste di Capodanno in piazza?

 È falso. La mia amministrazione aveva i conti in ordine, utilizzavamo avanzi di bilancio che Il Comune aveva accantonato durante l’anno. . Non abbiamo mai chiesto anticipazioni alle banche. Investire in eventi culturali faceva parte della mia visione della città e delle opportunità da dare ai miei concittadini. Migliaia di persone venivano a Catania, fra loro anche molti studenti invogliati a restare per sempre nella nostra città, come è successo. Molti imprenditori hanno investito in piccole e grandi attività che poi si sono tradotte in lavoro e opportunità per tanti. Nella mia visione, Catania non è solo città di mare, montagna e clima mite: doni della natura da preservare e trasmettere alle nuove generazioni. Ma una città da vivere sempre: e in quegli anni furono in tanti, come dimostrano le statistiche demografiche, a lasciare le città del Nord per venire a vivere a Catania. Spendevamo, certo, ma in modo oculato e molto meno di quello che dicono. La città aveva i conti in ordine e molti posti di lavoro erano creati da quella vivacità culturale. Pagine di giornali di tutta Italia e molti anche stranieri parlavano della Seattle d’Italia. Persino il gruppo rock dei REM scelse Catania per l’unico concerto in Italia.

- È  vero che l’Amministrazione Bianco ha contratto pesanti mutui anche per l’Amt?

 I mutui contratti durante la mia sindacatura sono meno del 25% del totale del Comune di Catania e riguardano, nella stragrande maggioranza, investimenti. È  il caso, per esempio, dell’acquisto di Palazzo Bernini dove dovevano essere trasferiti molti uffici comunali per risparmiare i soldi dei fitti passivi. Palazzo Bernini è stato poi abbandonato a un progressivo degrado: il Comune ha preferito pagare affitti costosi per le sedi comunali. Per quanto riguarda l’Amt i mutui e gli investimenti erano pienamente consentiti dalla legge e soprattutto secondo piani industriali seri. Gli ultimi acquisti di autobus del Comune sono quelli fatti durante la mia sindacatura. Il servizio AMT era assai migliore di quello odierno: circolavano molti più mezzi di oggi e c’erano più passeggeri (abbonati e non).

- Che rapporti ha avuto Enzo Bianco con Lusi, l’uomo dello scandalo dei finanziamenti alla Margherita?

Insieme ai dirigenti della Margherita sono parte lesa nel processo contro Lusi, che deve rispondere anche di calunnia per averci accusato ingiustamente. La Procura e il giudice dell’udienza preliminare non hanno rivolto alcun addebito né a me né ai dirigenti. Non sono mai stato indagato. Tutti noi, anzi, siamo stati ringraziati dagli inquirenti per aver offerto la piena collaborazione. Tutte le spese per l’attività politica dei dirigenti del partito sono state certificate e controllate dalla Magistratura e dalla Guardia di Finanza ed erano relative solo ed esclusivamente all’attività politica: organizzazione di convegni, collaboratori, affitto e spese degli uffici, pubblicità etc. Del resto a cosa doveva servire il finanziamento dei partiti se non allo svolgimento dell’attività politica? Lusi ha potuto depredare le casse del partito perché aveva messo in piedi un sistema raffinato con la complicità dei commercialisti. Come ho provveduto a chiarire da tempo, anche sui mezzi d'informazione locali, la vicenda è totalmente chiusa, Lusi è oggi sotto processo e io sono parte lesa! Il resto è solo diffamazione.

 - Perché non ha voluto fare le primarie per la candidatura a sindaco?

 Cominciamo con il dire che a Catania, prima città in Italia, le primarie io le ho fatte nel 1993 con Anna Finocchiaro e Saro Pettinato. Ma le primarie devono essere un confronto vero fra candidati veri. Qui a Catania tutte le forze politiche riformiste hanno scelto di indicare un solo candidato. Oltre 8mila catanesi (il doppio di quanti hanno partecipato alle ultime consultazioni per scegliere i parlamentari) mi hanno chiesto di candidarmi; oltre 50 comitati si sono costituiti. Mi permetto di aggiungere che le primarie in alcune città hanno funzionato bene.  In altre e soprattutto nel Sud, ad esempio, Palermo e Napoli, sono state un clamoroso flop. Forse andranno regolamentate bene.

 - Perché si dice in giro che Enzo Bianco abbia tradito il Catania Calcio?

 Beh, se ne dicono tante! Io sono un appassionato tifoso del Catania. Quando posso vado allo stadio con i colori rossazzurri. I soliti detrattori si riferiscono a quando il Catania del mitico presidente Angelo Massimino (mi chiamava “patri!”) fu radiato per presunte inadempienze burocratiche e finanziarie. Furono proprio i capi della tifoseria rossazzurra a chiedermi di fare in modo che una squadra catanese fosse presente nei campionati. Conservo ancora le foto e i giornali di allora. Sono da sempre vicino al Catania: prima quando c’era Gaucci e ora con Pulvirenti. E il mio impegno per il nuovo stadio è stato molto apprezzato dalla società.

 


Su questo sito usiamo i cookies. Navigando accetti.